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In principio fu la 666: tubi sottili, saldature sinuose, slick…. pensata per la velocità pura.
Ma il primo amore non si scorda mai e, chi può negarlo, la Saltafoss è rimasta nel cuore di tutti; quella magica sensazione di libertà e l’idea di poter pedalare ovunque.
Disegnando tubi e forcelle sul CAD piano piano le idee si sono fatte sempre più chiare; Dr. Jekill si è trasformato in Mr. Hide e, quella che inizialmente doveva essere solo una 666 con copertoni larghi, è diventata una vera macchina da cross, da usare in fuoristrada o in città per andare ovunque.

Queste le caratteristiche tecniche:
telaio: puro acciaio Deda per un telaio robusto scattante ma non secco e “spaccaschiena”
forcella: anche lei in acciaio con tubi maggiorati a diametro costante, migliore assorbimento e direzionalità, il segreto della 666 cross
forcellini: acciaio inox, non una semplice scelta estetica, ma garanzia di durata e funzionalità per dei componenti delicati e troppo spesso trascurati
le misure: carro posteriore sagomato antifango lunghezza 425 mm, altezza movimento centrale 285 mm per non toccare mai con le pedivelle, angolo piantone 74° per favorire salite e discese di sella rapide, angolo sterzo 72° stabilità e direzionalità garantite
gruppo guida: tutto Deda, piega 215 e attacco newton usati di professionisti e con 6 vitine in titanio che piacciono sempre
freni e leve: Tektro di ultima generazione
guarnitura: Stronglight con corona CNC da 38, un classico nel cross monocorona
ruote: Ksyrium con tubolari Vittoria montate appositamente per RockVille

LA PROVA
abbiamo finito di montare la bici il 5 gennaio. Lo so che prima di una gara la bici si prova sempre ma tanté…. Comunque una piccola prova con quattro salti davanti al piazzale della stazione e una rampa dei box a chiodo per provare la trasmissione sotto sforzo ci avevano fatto capire che il giorno dopo a RockVille ci sarebbe stato da divertirsi. Questo primo piccolissimo test già aveva evidenziato le capacità di scatto e la buona direzionalità del telaio.
Poi venne LA PROVA, in gara si pedala senza riguardo per telaio, ruote, e componenti, il difetto se c’è viene fuori.

Innanzitutto nessun guasto e questo è già un segno positivo, poi la bella sensazione di poter guidare la bici e non esserne guidati, soprattutto nel tratto centrale nel bosco dove, da metà gara è venuto fuori il fango. Nelle curve strette si fa un po’ fatica, in compenso nel curvone veloce fuori dal bosco e nei cambi di direzione si procede senza esitazione e slittamenti vari.

In progressione, complice anche la buona razione dei tubolari, si va via a meraviglia; lo scatto col 38-19 è un po’ difficile da valutare. Nessun problema a scendere e risalire dalla bici e se gli ostacoli fossero stati un po’ più distanti si sarebbe potuto azzardare un “bunnhy hop” perché basta sollevare le gambe e la bici ti viene dietro.
Infine un plauso ai cantilever Tecktro, che non saranno mai come i dischi o i V-brake, ma almeno frenano.

Prova superata a pieni voti, adesso la smonteremo e verniceremo, anche se questa finitura un po’ rugginosa faceva la sua sporca figura.

Bloody Mud