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dal nostro leggendario inviato invel

bella bella bella. tempo da nord con fango alle caviglie. i primi due tratti di pavè, fai conto al km 110, un pò in discesa e sconnessi, erano un groviglio di gente per terra e clavicole sparpagliate tra letame, cespugli e parenti in macchina che facevano la spola caricando e scaricando ciclisti virtuali specializzati in zapping di pavè. io volevo arrivare intero a casa, scendo dalla bici e attendo che si
liberi il sentierino. praticamente si passa uno alla volta, se vai sui lati non stai in piedi.
avete presente le macchine per raccogliere le olive, come scuotono le piante? stesso effetto il pavè su borracce, borse e borsine, occhiali, strumentazione varia, orologi, orecchini, otturazioni dei poveri
ciclisti.
poi esce il sole, prendi più dimestichezza, impari ad aggredire la bestia e ti diverti anche… i km volano quasi da soli. di più: nei tratti lunghi, 3/4 km, braccia gambe culo polsi collo si anestetizzano, la bici va da sola, solo occhi per guardare dove mettere il battistrada e mente per conservare lucidità. il ciclista ascende a pura ciclicità angelica e il viaggio diventa lisergico. la moltitudine: classico ambiente randonneur, lunghe soste in palestre e sale circoscrizionali. per 18 euro, 5 ristori ricolmi di ogni ben di dio e incroci presidiati. italiani infighettati, spagnoli – e baschi sopratutto – tosti come capre, inglesi a coglier margherite. donne quasi assenti.
l’arrivo al velodromo, con speaker e tutto e il giro – interminabile che ho cercato di fare altino, tanto per esternare l’anima del pistard – è puro godimento (finalmente una superficie liscia) tecnicamente: sveglia alle 3.45, 22km dal nostro b&b a cambronne, partenza effettiva alle 5.10, arrivo effettivo alle 18.20. ore di pedale 10.58, media 25,6. km 255 + 22 di avvicinamento. disl 1300.
sono andato con un amico un pò meno allenato e ce la siamo presa comoda: buoni griuppetti nel tratto iniziale, poi ci aspettavamo alla fine di ogni pavè e lunghe soste ai ristori.
indimenticabile quello al dopolavoro dei minatori di arenberg, prima di entrare nel ventre della foresta. in realtà ampi stradini ti permettono di guardarla di lato, la selva dei sampietrini cariati, ma alcuni emuli di musseuw non si tirano indietro.
la mia unica vera follia è che l’ho fatta col portapacchi carico… avrei potuto tranquillamente darlo alla organizzazione che me lo recapitava morbido morbido al velodromo. vabbè, sarò più scaltro alla
prossima.