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alle duecinquantatrè.
tutto inizia alle 2,53 della notte del 17 maggio, che poi era il 13 maggio del novecentonove.
tutto inizia a piazzale loreto. ma a piazzale loreto ci sono anche storie che finiscono. e, nonostante tutto, non finiscono di finire.
se il ciclista ha il senso della storia (ci hanno insegnato che la storia si ripete, che la storia procede a cicli) e quest’anno – più degli altri anni – il Giro è storia, allora non mancherà all’appuntamento di piazzale loreto e proprio a quelle duecinquantatrè, dove incominciò una storia.

poi, se l’eroe della cuneo – pinerolo del terzo millennio è stefano garzelli (che però arriva dietro a bartali) invece che l’airone di castellania, se il dislivello è stato aggiustato sulla taglia di di luca, vabbè, non sottilizziamo. sennò che storia sarebbe, se non fosse polverosa (di strade bianche), lacrimosa (di dame bianche), avventurosa (di notti bianche) e un po’ trash (di telefoni bianchi)?

assonnati e intorpiditi, agli ordini di fermo (che non sta mai fermo) rigamonti, duecento ciclisti con il senso della storia, muovono le ruote pigramente lungo viale monza. alcuni hanno un numero rosa, che riporta il nome di uno dei centoventisette coraggiosi pionieri del primo giro: ganna, gerbi, buni, rossignoli, galetti, petit breton, e altri ancora.
l’andatura è sonnolenta, ma c’è tempo per tirare giù dal letto la sindachessa e i vip di induno olona, dove nacque gigi ganna, che portò il primo giro a casa, dove l’aspettavano in trentuno, lui che tutte le mattine pedalava da induno a milano, a tirar su muri e tetti della città che sale.
alle settemmezza siamo ospitati per thè e biscotti, siamo omaggiati di gadget filatelico e sviolinati dai discorsi di rito.
ma il ciclista con il senso della storia, pedala al buio per novanta chilometri senza mai superare i venticinque all’ora, trattiene il freddo e la pipì, ascolta paziente il politico locale, osserva rispettoso con il naso all’insù la targa sulla casa natale, magari approfitta per fare pipì e intanto incrocia racconti, rievoca epiche cavalcate, propone insensate distanze. e la storie diventa cento storie, qualcuna più vera, qualcuna più storia….

e fermo (che fermo non sta) dispone, indica, ricuce, richiama e compatta il gruppo, che si è svegliato e – come succederà anche nel pomeriggio – alza la media degli ultimi chilometri.
zomegnan ha dato carta bianca ai randonneur, “basta che non rompete le palle”. così, se arriviamo entro le 11, avremo l’ingresso nel circuito cittadino, in prima linea le bici d’epoca, giriamo intorno all’arena scortati dalla skoda nera, cadiamo in due sulle rotaie di via legnano (come i pro, mica storie) e ci abbracciamo felici davanti al Castello Sforzesco.
felici di aver vissuto una storia!

subito di corsa a casa, doccia e spago.
poi lungo le strade della città, quella che mancano le piste ciclabili, quella che rotaie e pavè e macchine in seconda fila, quella che escono le auto senza fermarsi allo stop.
quella – la nostra milano di tutti i giorni – che accoglie, magari distratta, ma non inospitale, un pò cinica, ma non chiusa, i furgoni che girano e girano e propongono e vendono, cioè riescono a vendere (a soli 10 euro) la busta rosa con magliettacappellozainettoportachiavietc, che c’è taglia esse (per i bambini) emme (per la signora) elle e anche icselle (per chi ha qualche giro da raccontare e qualche bevuta da dimenticare).

ah, è vero, passano anche duecento giovanotti con le gambe lucide e liscie, anche loro chiaccherano e si fermano a fare pipì (giuro l’ho visto sulla esse di via venti settembre).
ma un dubbio rimane: quando il Giro è finito, il furgone con la busta rosa (a soli 10 euro) con magliettacappellozainettoportachiavietc, che c’è taglia esse (per i bambini) emme (per la signora) elle e anche icselle (per chi ha qualche giro da raccontare e qualche bevuta da dimenticare), che giri farà?

invel