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Dal nostro Invèl la recensione del libro appena pubblicato “Un Anno Da Lupi” di Ema/tocrito – Editore Biciclista.

Con le feste di Natale le famiglie si rinchiudono nelle loro linde casette per stramazzare di cibo, riempire i cassonetti di carte ed imballaggi vari e mettere a dura prova il delicato sistema nervoso di amicizie e parentele, nonni, zii, figli, fratelli, cognati, suocere, generi e genitori.
Con le feste di Natale una consistente minoranza di goderecci edonisti si imbarca per spiagge lontane ed assolate, montagne innevate, capitali illuminate.
Con le feste di Natale una piccola, ma molto piccola, minoranza, conta e riconta nervosamente i denti dell’ultimo pignone, scruta ansiosamente il cielo di oggi ed il meteo di domani, prepara l’abbigliamento invernale ed affila gli artigli delle coperture.
Oggi ci interessa questa piccola e agguerrita minoranza, poco toccata dai riti natalizi.
Siamo alla vigilia di un appuntamento chiave dell’annata ciclistica: il campionato italiano single speed di cross, a Villarocca.

Villarocca? What’s this?

Se le vacanze muovono fiumi di auto lungo le direttrici delle grandi strade, fazzoletti di campagna rimangono intoccati e vivono la lenta e rassicurante normalità delle stagioni e dei ritmi della natura.
Allora proviamo a spedire questi incorruttibili amanti delle ruote infangate in uno dei tanti angoli di Pianura Padana raggomitolati tra le anse del grande fiume: qui – e solo qui – prende le mosse l’intenso, vario e variopinto anno di esercizio ciclisticodi Ema/tocrito, amministrato da un infaticabile gruppo di santoni della bicicletta non convenzionale.
Tutto all’insegna dell’autoironia, dello sberleffo, ammorbidito da buona cucina e annaffiato da buon vino.

Cosa c’è di meglio per prepararsi all’appuntamento del cross single speed, che ripercorrere l’annata della lobos-matricola Ema/tocrito, accompagnato dalla sua fedele Legnano di recupero?
Le tappe sono segnate da fango, amicizie, mangiate e racconti.
A molti di noi potrebbe sembrare che il vero unico “fineultimo” del ciclista sia la doccia calda che ci aspetta al termine della fatica, tanto più gradita se arriva a chiudere una giornata di fango e gelo.
Ma non è così, il ciclista vive per il racconto e la ciclo-impresa diventa tale solo dopo che le parole la hanno adeguatamente descritta, fatta rinascere a vita propria e resa autonoma dalla banale vicenda pedalatoria.

E questo fa con successo il nostro autore, i personaggi diventano eroi senza macchia, icone dell’assoluto ciclico, oggi a Villarocca, domani a Finale Ligure, e poi ancora a Modena e poi dove ti porta il circo delle due ruote anticonvenzionali.
Su tutto e tutti domina enigmatica la prorompente silouette della Muse, la bettipage del gruppo cremonese, che dispensa il suo sorriso stereotipato a schiere di ciclisti.

Ma solo un sorriso e nulla di più.