Difficile leggere quando si pedala… qualche ardito lo fa, ma in generale è un’attività da evitarsi. Eppure, a ben guardare, la bici apre squarci spazio-temporali imprevisti, prospettive inusitate, esattamente come la letteratura. Ecco, ciò che ci piacerebbe fare, forse con qualche piccola forzatura, è lasciarci ispirare da una sensazione, un’immagine, una situazione percepita pedalando per suggerirvi libri, poesie, musiche che per assonanza hanno avuto per noi una particolare eco.

Incongruenze

Cormac McCarthy – Cavalli selvaggi. Edizioni Einaudi

Non so se vi sia mai capitato di entrare in una grande città alla fine di un viaggio in bicicletta. Io, per esempio, ricordo distintamente un arrivo a Praga, meta finale di un viaggio di poco meno di 1000 chilometri: svincoli micidiali (come cantava De Gregori di Genova), fiumi di automobili a passo d’uomo, capannoni industriali e quartieri dormitorio, spaesamento (ai tempi non c’erano i navigatori) … ma soprattutto una sensazione di incongruenza, di essere nel posto sbagliato con il mezzo sbagliato.

Ecco, è la stessa sensazione che accompagna John Grady, protagonista del romanzo che vi proponiamo. Siamo nel 1949, al confine tra Stati Uniti e Messico. John, alla morte del nonno, lascia la fattoria di famiglia, in Texas, in sella a un cavallo attraversa il Rio Grande insieme all’amico Rawlins, e si ritrova in una terra di frontiera dove in un paesaggio quasi ancestrale emergono a poco a poco anche i segni di una modernità incipiente e straniante. Una modernità nella quale anche i cavalli appaiono via via incongruenti, come una bicicletta all’ingresso di una grande città. Questa sensazione di incongruenza è, a mio avviso, la cifra di tutto il romanzo, lo squarcio spazio-temporale attraverso il quale si infilano tutti gli eventi che porteranno Grady ad una nuova, faticosa, consapevolezza di se stesso. Compresa una sofferta storia d’amore con Alejandra, figlia di un fazendeiro messicano: storia incongrua e delicata, nella quale, come scrive McCarthy, bellezza e sofferenza procedono inesorabilmente in senso opposto: “Pensò che la bellezza del mondo nascondeva un segreto, che il cuore del mondo batteva a un prezzo terribile, che la sofferenza e la bellezza del mondo crescevano di pari passo, ma in direzioni opposte, e che forse quella forbice vertiginosa esigeva il sangue di molta gente per la grazia di un semplice fiore”.

Qualche volta mi viene da pensare che una bici spersa su uno svincolo micidiale abbia la “grazia di un semplice fiore”.

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