Giovedì, 28 Giugno, 2012

milano senigallia.. le parole

perchè una storia, dietro, c’è sempre

L’ossatura di una bicicletta è un manufatto semplice: otto tubi uniti tra di loro. Sarebbe così semplice se ogni bicicletta non avesse un’anima, un carattere tutto suo che si deve sposare con chi mette il suo sedere sulla sella.
Ogni bicicletta che costruiamo alla stazione delle biciclette è così; nasce prima di tutto nella testa di chi la userà e noi ci mettiamo: mani, grasso, cervello e passione per trasformare otto semplici tubi in un oggetto che incarni il desiderio di libertà e bellezza del suo possessore.
La storia di questa bicicletta parte dal ciclocross, la disciplina povera del ciclismo, si corre in inverno in mezzo al fango, al freddo, alla neve. Una gara di un’ora, punto, si parte a tutta, si arriva a tutta; più semplice di così si muore.
Semplifichiamo ancora di più, ci siamo detti con alcuni amici, facciamo il ciclocross single speed, senza cambio, monomarcia per non fare troppo gli anglofili.
Finiamo di saldare gli otto tubi il 23 dicembre, il 6 gennaio si corre il Campionato Italiano ciclocross single speed, edizione autoconvocata a Villarocca nella bassa cremonese, fuori da ogni federazione, divertimento puro senza alcuna sovrastruttura.
Il 5 gennaio, con l’officina a 3°C, montiamo la bici, nessuna verniciatura è un esperimento.
Il 6 gennaio arriva seconda superata praticamente sul traguardo.
Il suo carattere è definito, “cattiva” ma non troppo, pensata per essere usata in fuoristrada, ma ottima per correrci in città senza preoccuparsi di buche marciapiedi etc.
A questo punto tocca smontarla, pulirla, verniciarla e metterla in mostra in officina. Il colore rispecchia il carattere: un rosso tendente all’arancio (il rosso rosso sarebbe stato troppo aggressivo).
Questo accadeva due anni fa, ne sono seguite poi delle altre, ma il primo prototipo è sempre il primo e ti occupa un pezzetino di cuore.
Questo basterebbe, ma la storia ha un seguito tutto Italiano. Rubata quest’anno, ritrovata attraverso un annuncio su internet e recuperata in una roccambolesca giornata con l’aiuto di un volenteroso maresciallo di provincia che sembrava di stare dentro un telefilm di Montalbano.
Avevamo già deciso di non venderla, anche se è quello il nostro mestiere e dopo averla ritrovata la decisione era ancora più forte. Poi arriva la proposta di Caterpillar: una bici da metter all’asta per Libera. Bisogna, ci siamo detti, che sia la bicicletta giusta, quella con il carattere adatto.
E noi abbiamo scelto questa che si inzacchera, torna pulita, va via con uno sconosciuto, torna indietro, piena di peripezie come coltivare un terreno confiscato alla mafia.

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