Lunedì, 4 Ottobre, 2010
invel pedala e racconta: ciclomundi, quando undici ciclisti accompagnano claude marthaler in bicicletta da milano a siena

foto guia biscàro
pedalare e’ visione di film: il paesaggio, le rughe dell’asfalto, le persone intente alle più varie attività, scorrono davanti agli occhi. le gambe si muovono da sole. è il soprasella che riporta alla dimensione fisica, quella che l’occhio spazioso e la mente intricata ciclicamente allontanano.
poi, si sa: dove c’è pellicola c’è anche rewind.
quindi ritorno: da cilomundi in regionale, siena empoli pisa fidenza milano. riavvolgimento del film, flash-back, seioretrentanove sono abbastanza lente da rivivere ad uno ad uno i momenti del viaggio.
un viaggio di persone. sembreranno dettagli, ma la composizione del gruppo, le serate con la scena ciclistica locale, la bellezza dei luoghi, tutto risuona e amplifica la coscienza del cicloviaggiatore. siamo nel “viaggio al quadrato”, dentro lo spirito dello spostamento dolce. il solito soprasella farà la guardia agli slanci poetici fuor di misura.
la prima tappa ovvero un corpo a corpo con gar-man
play: scorrono le immagini. la partenza (orario comodo) dalla stazione delle biciclette di sandonato, un po’ di traffici e sistemazioni varie, con i wildsesiani marco ed elena in appoggio furgonato. si inizia a pedalare in dodici apostoli del viaggio a trazione umana, a ruota lo straordinario folletto claude marthaler, puntando alle morbide curve del lambro e dell’adda, poi del po.
ad ogni incrocio ingaggiamo un cruento corpo a corpo con gar-man: nostra orgogliosa donchisciottesca umana resistenza ai capricci di una intelligenza aliena, con cui non può esistere dialogo, nè confronto. ammettiamolo, zero fair-play: intanto che il gadget si perde in calcoli e ri-calcoli, siamo già in strada, gar-man in retroguardia si sbraccia, inutilmente.
si attraversano pianure intorpidite, che non sai se compatire per la loro distanza dal luccichio dell’economia che si muove (magari a passo d’uomo lungo il serpentone dell’autosole) o invidiare per il coriaceo attaccamento alle stagioni dell’agricoltura. nel dubbio, ci si ferma per pisarei e tortelli di zucca, gutturnio e cafferino. l’oste ci accoglie come ciclisti svizzeri, quelli che non mancano l’appuntamento da dieci anni. noi commentiamo il potere del franco svizzero, perchè il prezzo di primo e caffè non soddisfa pienamente. a dire il vero, c’è chi si lamenta e chi si meraviglia: “solo dieci euro?” ormai si sa, vent’anni di neoliberismo hanno scavato voragini nella società italiana e anche un primo in trattoria separa. giriamo intorno ai castelli della bassa parmense, altri incontri di altri ciclisti (venti pensionati dal missouri, affittate bici e caschi in loco, mangiano un gelato nella piazza di fontanellato). scavalchiamo la via emilia e saliamo dolcemente a fornovo, fino alla rampa di riccò (che siamo sempre meno a fare senza un po’ di chimica nelle vene). le suore dell’ostello ci mostrano stanze bagni locale bici e ogni ben di dio, ci sfamano con primi e secondi contorno e frutta, ci lasciano la sala per la presentazione di claude.
qui si capisce la professionalità e l’amore per il proprio lavoro, anche quando trattasi di pedalare intorno al mondo. portatile e proiettore, assieme agli amici di fiab parma (saliti con crostata e vino dolce) partiamo da ginevra, genova, tunisia, nord’africa, sudan, india. per due anni claude e natalie (che però alla proposta di un nuovo viaggio ha riposto “claude, fammici pensare un attimo” e non s’è più vista). la sala buia, il vino dolce, le musiche new age, conciliano una generale rilassatezza, la testa pencola dopo l’impegno dei polpacci, ma claude non la prende sul personale: per noi sono emozioni nuove, per lui ricordi e affetti vivi e presenti.
la prima giornata è conclusa con 155 chilometri a 24 di media. è chiaro che arriveremo a siena con le nostre forze ed in buona armonia.
prima tappa
la seconda tappa, ovvero: siamo ciclisti di spessore
riccò frazione di fornovo! che altro dire? ci aspetta la cima coppi del nostro tour, una cisa, una essesse sessantadue, austera signora dei passi appenninici, oggi dispensa souvenir coniglietti civettine crocefissi alla base della scala di pietra del santuario. ci arriviamo dopo una romantica deviazione su calestano. scendiamo tranquilli su mignegno. nomignolo nasagnolo di paesugnolo alle porte di pontremoli. gran piatto di testaroli nel bar-trattoria, gestita da una famiglia davvero simpatica: infilata sulla credenza notiamo la fotografia di un giovane ciclista. scopriamo che è del figlio tredicenne quando lo sforna lo scuolabus. l’oste rubicondo avverte un certo stupore nel gruppo, che fissa la mole del giovin ciclista: “è vero, siamo ciclisti di un certo spessore”. gran risata liberatoria e giù di testaroli. si riparte con grandi saluti e promesse di nuovi incontri. a seguire, pedalata in apnea via aulla sarzana, annichiliti da traffico prepotente, da svampita signora in suv che ci arrota, da carrarese fumino attaccabrighe che raccoglie la provocazione che ne segue. arriviamo sani e salvi all’ostello apuano di marina di carrara, in tempo per un bagno di mare al tramonto, una cena al circolo pertini di massa, sfogliando i giornali che riportano intere pagine di ciclomundi in apertura.
siamo già storia e ci addormentiamo soddisfatti dei 120 chilometri, con 1530 metri di dislivello a 20 di media.
seconda tappa
la terza tappa, ovvero la ss 439 sarzanese valdera
le strade hanno una anima, un carattere e – modestamente - la quattrocentotrentanove ne ha da vendere e ci accompagna per buona parte della terza giornata. immaginiamo l’ingegnere del granduca che, carta e compasso, pennella tornanti e carezza dislivelli, di sicuro un leonardo dell’ingegneria statale. oggi è l’ultimo giorno e il chilometraggio non perdona: da carrara a siena, passando per lucca pontedera e volterra saranna bei belli 180 chilometri. poi la salita a volterra è salita vera e le previsioni minacciano sfracelli. meglio partire presto con una buona colazione. la pasticceria dei ronchi, complice di una iniziazione alla fuga in due ruote (cfr la mia prima bicicletta ediciclo editore) la buona colazione ce la serve, accompagnata da cacao sul cappuccio ed incoraggiamenti sulla porta. lucca la si infilza da parte a parte (e ci si compra anche l’ombrello scaramantico a borgo giannotti). pontedera ci rammenta che la toscana non è tutta stucchevoli delicate cartoline cipressi e casali, la val d’era propone morbide ciclabili, fino all’attacco di volterra. il navigante svizzero danza leggero sul telaio d’acciaio (e la sera confesserà, davanti ai pici fumanti, che appena arriva a casa corre a comprarsi una bici da corsa! sorprendente per chi ha macinato milioni di chilometri in giro per il mondo, in sella a cancelli da viaggio goffi e pesanti). arriviamo in ordine sparso sotto le mura di volterra, facciamo una sostanziosa merenda. ormai l’aria di siena si annusa e il morale è alto. tiriamo convinti per arrivare in tempo: prima della pioggia, prima dell’inizio della serata musicale (guido rigatti al contrabbasso), prima della chiusura dei ristoranti, che oggi non ci siamo fermati in trattoria e nenache a fare la pipì.
se la quattrocentotrentanove è una bella signora, la due è una regina (sopportiamo stoicamente le sigle SR che sempre più spesso sostituiscono le storiche SS. ah, federalismo straccione…), che una infilata di volgari rotonde al servizio di centri commerciali pronti per rimpinguare le sofferenze di piazza salimbeni, ci fa sospirare assai: monteriggioni, poggiolo, pian del lago, camollia. ci siamo è fatta. meglio un rapido salto al camping, mettiamo al sicuro le bighe, ci diamo una veloce cambiata (pazienza se il nostro ingresso non sarà una sfilata folcloristica di ciclisti infangati stile roubaix) entriamo trionfanti nello storico spedale trecentesco (quando i liberi comuni investivano sulla salute di cittadini e stranieri e – per non sfigurare - li facevano anche affrescare da simone martini) dove ci aspetta la degna ricompensa per quattrocentosessantadue chilometri di pedale: i discorsi degli amministratori locali, per l’appunto neo-scopritori del viaggio lento e del turismo sulle due ruote!
ah, però…
ultimo giorno di 186 km per un dislivello di 1450 m
terza tappa