Domenica, 21 Febbraio, 2010

vanni pettenella

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Giovanni Pettenella, se ne è andato due giorni fa. Mi piace ricordare un pomeriggio del ‘92 quando dopo una lunga e puntigliosa ricerca di telaisti mi sono presentato nella sua bottega in via semplicità per il mio primo telaio mtb su misura. Tutto trasudava storia, estro, pazienza e semplicità. Il Vanni ha smontato e rimontato la bici davanti hai miei occhi e li’ mi sono innamorato della meccanica ciclistica.

Un bell’articolo di Pastonesi dal sito della gazzetta
MILANO - Le provava tutte, il Vanni, Pettenella Giovanni detto il Vanni, che ha “cominciato col pallone, pulcino del Milan, ma mio padre era stato ciclista, dilettante, e certe cose rimangono nel sangue. “Fa’ tre corse, se ne vinci una…”, mi disse, senza finire la frase, cosi’ io ci potevo mettere di tutto, perfino una bicicletta di seconda mano, pero’ da corsa. Vinsi la terza corsa a Ronago, fra Como e Chiasso, arrivo in salita. Da non credere, ma in salita andavo bene”. Le provava tutte, il Vanni, che se qualcuno lo chiama Giovanni, lui non gira neanche la testa. “Siccome andavo bene non solo in salita, ma anche in volata, m’ iscrissi alla scuola Fausto Coppi al Vigorelli. Era il 1959. La mattina pollivendolo, in bici o col motorino, legavo una gabbietta con pulcini, anatre e ochette, andavo al mercato, le tenevo buone in un recintino con insalata e polenta, tornavo a casa quando le vendevo. Il pomeriggio in pista: giravo, studiavo, copiavo, sprintavo, rallentavo, tentavo il surplace, cadevo, mi attaccavo alla rete, i piedi dentro nei puntapiedi, io e la bici sdraiati, appesi, in bilico, come su una parete. Non mi restava che chiamare il Renzo, il custode, per farci tirare giu’ “. Le provava tutte, il Vanni, nel senso delle volate. “Potevo cambiare dieci volte in una volata sola. Io li guardavo tutti, i miei avversari, e mi sembrava che non ce ne fosse uno piu’ debole di me. Allora m’ ingegnavo. Se il mio avversario preferiva partire lungo, lo facevo partire il piu’ corto possibile. Se preferiva fare la volata in testa, gli stavo davanti. Se preferiva lanciarsi, lo facevo partire da fermo. Se preferiva partire da dietro, facevo il surplace. Ho il record del mondo di surplace: un’ ora, 5 minuti e 5 secondi, Varese, campionati italiani 1968, semifinale con Bianchetto. Poi svenuto. Lui. In finale con Beghetto. Perso. Io”. Le provava tutte, il Vanni, “perche’ in pista non si guarda in faccia a nessuno. Il gioco del su e giu’ . Il gioco che a 70 all’ ora lo lasci passare e poi lo mandi sul prato o lo sbatti sulla rete. Il gioco che in certi punti della pista ci si sta da soli”. Le provava tutte, il Vanni, campione italiano fra allievi, esordienti e dilettanti, campione olimpico a Tokyo, “e le Seigiorni. A Montreal si correva nello stadio dell’ hockey, due rettilinei e due virgole come curve, li’ s’ imparava alla svelta, e chi non imparava, volava via. La prima sera me lo vedo ancora, De Lillo, che volava sopra i tavoli. Di Seigiorni ne ho fatte una decina e, a Melbourne, in Australia, ho anche vinto. Bel mondo di banditi, in pista, e fuori. Una volta Faggin fece ritirare i premi a un certo Campana, italiano, che abitava li’ , Adelaide, Australia. Campana ritiro’ volentieri i premi, ando’ a giocarli ai cavalli e non si fece piu’ vedere”. Marco Pastonesi

  1. Unto dal Pignone

    Lunedì, 22 Febbraio, 2010 - 18:43:15

    Qui il mio contributo ( http://nuovoindiscreto.blogspot.com/2010/02/una-vita-in-surplace.html ) che avevo scritto dieci giorni fa e che a sto punto si è trasformato in un involontario coccodrillo….

  2. MArio

    Mercoledì, 31 Marzo, 2010 - 13:00:49

    Vanni era un maestro. Storie, passioni, e conoscenza che mi ha trasmesso i sabati pomeriggio a “trafficare” sulle bici nella sua officina. Mi diede un dvd con sopra le registrazioni delle sue olimpiadi, a questo indirizzo ho pubblicato alcuni estratti, per ricordarlo.

    http://www.youtube.com/user/mariolino68

  3. Bruno Marani

    Lunedì, 6 Agosto, 2012 - 17:30:43

    Capriaate s.Gervasio 06/08/2012
    Solo oggi, in occasione delle Olimpiadi, sono entrato in google per vedere se cerano notizie di un mio amico che correndo in pista aveva vinto un oro e un argento alle olimpiadi di Tokio nel 1964, un ccompagno di scuola del 43 e ho appreso con le lacrime agli occhio che il Vaanni non è più con noi e con lui se nè andata una parte della
    nostra vita. Ciao Vanni

  4. galbiati

    Mercoledì, 19 Settembre, 2012 - 14:46:21

    La prima bici vera me l’ha fatta il Vanni.Mi ricordo che per prendermi le misure della larghezza del manubrio mi ha fatto portare più volte il manubrio al petto e poi ha detto : lascia perdere ho già visto.Il gesto mi semrava semplice eppure ai suoi esperti occhi risultavo goffo.Grande bici ho scalato di tutto in Italia in Francia In Spagna e poi che errore l’ho venduta per comperarne una ” più bella”.Fortunatamente ho tenuto quella di mio padre con cui ho deciso di fare l’eroica. Grazie Vanni per avermi ascoltato e soprattutto risposto in quei sabato pomeriggio quando con Maurizia (ora mia moglie) e Aldo si veniva da te e con tuo figlio Marco si parlava di tutto non solo di bici.Marco Galbiati.

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