Quest’anno abbiamo deciso di esplorare i vari modi di fare cicloturismo e così la nostra rassegna viaggiando si impara giunge al suo secondo appuntamento.

Incontriamo un turista anomalo e per alcuni versi eccezionale: Omar di Felice.

Voi direte: ” che c’entra l’ultra cycling con il cicloturismo?” Difficile rispondervi, ma se venite a conoscere Omar vedrete che più di una cosa accomuna un piccolo uomo che riesce a pedalare per 8-9 giorni di fila fermandosi un’ora al giorno con il più pacato dei cicloturisti.

Vi aspettiamo giovedì  11 Gennaio 2018 dalle 19.30 alla Stazione delle Biciclette, Via Ettore Ponti 21 Milano.
A seguire come sempre un piccolo rinfresco (magari visto il clima sarà caldo) per continuare le chiacchiere in maniera informale.

 Cogliamo anche l’occasione per ricordarvi che siamo aperti fino al 23 dicembre e poi riapriremo l’8 gennaio. Pedalate, divertitevi e se serve scriveteci, cercheremo di rispondervi quanto prima. Buon natale e buon anno a tutti

_______________

altri appuntamenti

Rockville 11: 6 gennaio 2018, Villarocca di Pessina Cremonese, l’appuntamento classico immancabile col ciclocross singlespeed

 Ghisallo della befana: 6 gennaio 2018: magari non avete la bici da crosse avete voglia di una scampagnata brianzola in tranquillità, partenza da Milano o in giro per la brianza

 _______________

ultime dai nostri social:

Telai su misura decorati a mano: per autosvolta abbiamo realizzato alcuni telai decorati a mano, tutto fatto rigorosamente in casa.

Kalkoff durban compact: pensiamo che le e-bike siano una buona souzione per la mobilità urbana, la Durban compact spacca in questo settore.

 Tern Vectron: una e-bike pieghevole che vi dimenticherete di piegare tanto è piacevole da guidare
_____________

velovisioni:

I tubolari si usano sempre meno, ma in stagione di ciclocross torna utile un piccolo mechanical tip sull’incollaggio

 L’anno finisce e bisogna fare il riassunto, per ricordare chi, più sfortunato di noi , ha sentito la terra tremare vi segnaliamo, da bike Italia, un itinerario in terra Abbruzzese

 I fotografi ai Mondiali ciclocross single speed a Verona non si contavano, una bella carrellata la trovate qui

 ____________

un brano: Mario Soldati, il campione

 A ruota libera, rasentando i paracarri, rallentai. Posai il piede su un paracarro, mi fermai. Gli alti pioppi che fiancheggiavano la strada stormivano al vento; ma il sole del mezzodi scaldava: cominciavo a sudare. Mi tolsi dunque la maglia e la legai al manubrio. Quando udii un ronzio un fruscIo: ratto alla mia sinistra passò un ciclista allontanandosi nella stessa direzione che seguivo io.
Sul collo e le braccia nude il vento fu, il primo momento, gelido.
Ma, due colpi di pedale, e rieccomi scaldato. Libero dalla maglia, più svelto e leggero, rieccomi lanciato a 35 all’ora per riprendere e superare senz’altro il ciclista che mi aveva sorpassato. Fin da piccolo, quando vado in bicicletta, ho la presunzione di non farmi superare da nessun ciclista e di riprendere e lasciare tutti quelli che giungo a vedere.
Avevo ripreso a pedalare da qualche momento, e il ciclista era sempre là, alla stessa distanza, cento metri avanti a me. Imprecai contro la mia bicicletta, una pesante macchina da viaggio, mentre quella che mi precedeva era da corsa: lo vedevo dall’arco della schiena del ciclista. Imprecai, e abbassando la fronte sul manubrio, rizzandomi sui pedali, partii a tutta velocità.
Cominciai presto a guadagnare terreno. Presto fui a 70, a 60, a 50 metri; e cominciai a farmi un’idea del mio avversario. Maglia grigia, calzoni a quadretti bianchi e neri, capelli coperti di polvere. Filava senza scarti, quasi seguendo un’invisibile rotaia. Immobili il busto e le spalle, procedeva composto e ritmico, per la sola forza dei polpacci e delle cosce, come di bielle ben regolate. Un professionista, certo: un professionista in
allenamento.
Intanto m’alzavo e abbassavo sgraziatamente sui pedali, furioso dondolavo la testa e le spalle, di qua e di là, ad ogni colpo. Ero, senza dubbio, un esempio di pessimo stile. Tuttavia, riducevo il mio svantaggio: e questo era l’importante; perché volevo giungere a vedere, sia pure un solo istante, il viso del Campione.
Tre, quattro volate, e gli fui sotto, a pochi metri. Ma, prima che potessi portarmi al suo fianco, il Campione, avvertito forse dal rumore, si voltò e, scrutandomi con una rapida occhiata, scattò cosi fulmineo da riprendermi senz’altro una decina di metri di vantaggio.
Non vuole essere raggiunto, pensai. E tuttavia, non mi diedi per vinto. Tornai a rizzarmi sui pedali; pur senza molta fiducia, raccolsi le mie forze e partii come per vincere un traguardo. Con
mia grande sorpresa, riuscii a portarmi sotto al Campione dopo qualche pedalata. Di nuovo, come prima, egli si voltò: parve stupito di rivedermi a cosi breve distanza; e tornò a scattare. Ma, questa volta, mi prese appena due o tre metri. Anch’io tornai alla carica; presto gli fui a fianco; finalmente potei guardarlo in viso. Fu tanta la sorpresa, che per poco non cessai di pedalare: un vecchio! I capelli non erano sporchi di polvere; ma canuti. Il viso lungo, ossuto, adusto, era ispido di una barba di qualche giorno, candida anch’essa come i capelli.
Mi guardò torvo e con un sorriso beffardo e sforzato delle labbra
semiaperte, dissimulando l’affanno della corsa. Poi tornò a guardare la strada diritto davanti a sé e, proprio mentre stavo per superarlo, scattò, immobili il busto e le braccia, e tornò a prendere la testa.
Procedemmo cosi, lui davanti e io dietro, per alcuni chilometri.
Tirava come un dannato. E io sudavo, ansavo. Avrei, ogni pedalata, giurato che, la pedalata successiva, non ce la facevo piu. Tuttavia avevo, di pedalata in pedalata, la forza parziale di continuare, di rimandare alla pedalata successiva l’attimo della rassegnazione. E cosi, il cuore in gola, la bocca spalancata per lo sforzo, il sudore che attraverso la fronte mi scendeva ad appannare gli occhiali, resistei: finché, in un velo, vidi il vecchio rialzarsi sul manubrio, rallentare, lasciarmi
passare avanti e attaccarsi subito alla mia ruota. Guardai innanzi e capii: in fondo, la strada accennava a salire; tra le cime dei pioppi s’intravedevano i fumaioli di un’officina. A destra, in capo alla salita, era una brusca svolta e un ponte: di là dal fiume un grosso paese. La manovra del Campione era un tacito invito a prendere per traguardo il ponte all’ingresso del paese. Tacitamente assentii. Subito all’inizio della salita mi rizzai deciso sui pedali, partii a fondo. Di qua e di là dalla strada, sulle soglie delle prime botteghe, la gente guardava esterrefatta la nostra gara. A metà salita, il vecchio tentò di passare. Due o tre volte si portò con la ruota anteriore fino all’altezza della mia pedaliera. Ma due e tre volte, abbandonandomi tutto sul manubrio, e sempre ritto sui pedali, con le reni che mi dolevano come se fossero  per ischiantarsi, la spuntai. Finché, ecco,
vidi la svolta a un metro, vidi il ponte, la fine della salita, il convenuto traguardo. Con un ultimo balzo fui su, infilai il ponte a tutta velocità tra i due stretti parapetti di pietra, e mi ritrovai trafelato e felice a scendere balzelloni, ruota libera, sull’acciottolato del paese.
Il vecchio mi raggiunse allora: anch’egli rialzato sul manubrio. Mostrava sessant’anni, forse piu. Lei è un antico campione! – gli gridai mentre ancora ansavo per lo sforzo compiuto. -Inutile nasconderlo, un antico campione!
Non rispose né si né no. Mi guardò sempre con quello stesso riso beffardo, come se il vincitore vero fosse lui e non io. Ora faccio la Cremosina!! – aggiunsi, – piu di duecento metri di salita in nove chilometri. lo ho una macchina da viaggio.
Accetta?
Allargò la bocca a un riso ancora piu sarcastico e, sempre tacendo, poiché eravamo giunti alla grande piazza del paese, con un colpo improvviso di pedale la traversò in rapida curva, e scomparve in un vicolo lontano.